INCONTRO DEGLI OPERATORI MUSICALI
IL CANTO E LA MUSICA SACRA NELLA LITURGIA
1. Valore del canto liturgico e della musica sacra
Il canto e la musica sacra sono una parte necessaria e integrante della liturgia solenne. Essi sono “segno della gioia del cuore” (cf. At 2,46); sono “espressione di gioia e quindi di amore” (S. Agostino). “Chi canta bene, prega due volte” (MR 39).
Il canto liturgico e la musica sacra sono finalizzati a dare gloria a Dio e a promuovere la santificazione dei fedeli. Perciò il canto e la musica sacra hanno la funzione di:
dare alla preghiera un’espressione più soave;
- favorire l’unanimità dell’assemblea liturgica;
- arricchire i riti sacri di solennità (cf. SC 112).
Per questo si deve fare di tutto perché non manchi il canto dell’assemblea e dei ministri (presbitero, animatore del canto, coro), con l’accompagnamento degli strumenti musicali, nelle celebrazioni domenicali e possibilmente anche in quelle feriali (cf. MR 40).
Per rispondere alla loro finalità, il canto liturgico e la musica sacra devono integrarsi nella forma propria della celebrazione. Di conseguenza devono corrispondere al senso del mistero celebrato, alle parti del rito e ai tempi liturgici (cf. Sacramentum Caritatis 42).
2. Caratteristiche dei canti liturgici
I canti da preferire nella liturgia sono quelli che rispondono allo spirito dell’azione liturgica. Ecco come si esprime a questo riguardo la Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium:
«La Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana; perciò nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale» (SC 116).
«Gli altri generi di musica sacra, e specialmente la polifonia, non si escludono affatto dalla celebrazione dei divini uffici, purché rispondano allo spirito dell'azione liturgica» (ivi).
«Si promuova con impegno il canto religioso popolare in modo che nei pii e sacri esercizi, come pure nelle stesse azioni liturgiche, secondo le norme stabilite dalle rubriche, possano risuonare le voci dei fedeli» (SC 118).
«I testi del canto sacro devono essere conformi alla dottrina cattolica; anzi devono essere presi di preferenza dalla Sacra Scrittura e dalle fonti liturgiche» (SC 121).
Il papa Benedetto XVI, nell’Esortazione Apostolica Sacramentum Caritatis, ribadisce: «Occorre evitare la generica improvvisazione o l’introduzione di generi musicali non rispettosi del senso della liturgia» (Sacramentum Caritatis, 42).
3. La scelta dei canti per la liturgia
La Commissione Episcopale per la liturgia ha pubblicato il 6 gennaio 2000 il “Repertorio nazionale di canti per la liturgia”, che non intende soppiantare i canti in uso né pretende impedire che ne vengano prodotti altri, ma intende rispondere a una duplice esigenza:
segnalare e rendere reperibili canti adatti alle celebrazioni liturgiche, partendo dalla produzione tradizionale e da quella degli ultimi decenni;
- diffondere, mediante le scelte operate, alcuni criteri di individuazione e di selezione dei canti, che aiutino a scegliere in modo più attento a livello locale (cf. Repertorio, Premessa, n. 2).
I criteri che hanno guidato la selezione dei canti sono:
i canti e le musiche devono essere pertinenti al rito, devono cioè essere un elemento integrante dell’azione liturgica in atto;
- la verità dei contenuti in rapporto alla fede vissuta nella Chiesa ed espressa nella liturgia;
- la qualità dell’espressione linguistica e della composizione musicale;
- la cantabilità effettiva per un’assemblea media;
- la probabilità che essa possa assumere questi canti, riconoscendoli parte integrante o integrabile della propria cultura (cf. Repertorio, Premessa, nn. 6-7).
Le diocesi (o le regioni) che hanno già un repertorio sono invitate a integrarlo con il repertorio nazionale. Le diocesi (o le regioni) che non ce l’hanno, sono invitate ad assumere questo “repertorio nazionale” come primo nucleo attorno al quale costruire una raccolta adatta alle esigenze diocesane (o regionali) (cf. Repertorio, Premessa, n. 13).
Per l’elaborazione di queste “raccolte diocesane”, la Commissione Episcopale della CEI per la liturgia ha richiamato le indicazioni già date nel 1979:
“La prima qualità di un canto sacro è che il suo testo sia sicuro per quanto riguarda la fede. La celebrazione liturgica infatti è il momento in cui la fede deve risplendere in tutta la sua integrità ed essere affermata dai fedeli che vi partecipano, con l’adesione totale al dono ineffabile di Dio redentore e santificatore”.
“Il testo deve avere anche una adeguata collocazione liturgica, adatto cioè al mistero, al tempo, al momento, decoroso per bontà di forma linguistica e letteraria e approvato dalla com-petente autorità. Le qualità che riguardano la musica sono la dignità e la devozione” (ivi).
4. I protagonisti del canto liturgico
La celebrazione liturgica è il “luogo” in cui Cristo Sposo viene ad incontrare la Chiesa sua Sposa. Attraverso di essa è Cristo che celebra, si dona, perdona, ci dona il suo Spirito, ci salva (cf. SC, nn. 7.9). Pertanto il soggetto celebrante di ogni liturgia è la comunità cristiana presieduta dal ministro ordinato e, attraverso di essa, Cristo; è l’Assemblea liturgica. Perciò l’Assemblea liturgica nel suo insieme è per natura la protagonista anche del canto liturgico.
Per questo in ogni azione sacra, celebrata con il canto, tutta l’assemblea dei fedeli è chiamata a partecipare attivamente. “L’azione liturgica riveste una forma più nobile quando i divini uffici sono celebrati solennemente con il canto, con i sacri ministri e la partecipazione attiva del popolo” (SC 113).
“I vescovi e gli altri pastori d’anime curino diligentemente che in ogni azione sacra celebrata con il canto tutta l’assemblea dei fedeli possa partecipare attivamente” (SC 114). “Non vi può essere autentica celebrazione liturgica senza il canto dell’assemblea”.
“Per promuovere la partecipazione attiva, si curino le acclamazioni dei fedeli, le risposte, il canto dei salmi, le antifone, i canti, nonché le azioni e i gesti e l’atteggiamento del corpo. Si osservi anche, a tempo debito, un sacro silenzio” (SC 30).
Nelle celebrazioni liturgiche, all’interno dell’Assemblea, un ministero particolare di animazione del canto ce l’hanno le “Scholae cantorum” o cori. La Costituzione conciliare raccomanda: “Si promuovano con impegno le “Scholae cantorum”. Ai musicisti e ai cantori, oltre che la formazione musicale, si dia anche una vera formazione liturgica (cf. SC 115).
Il documento “Principi e norme per l’uso del Messale Romano” (2000) afferma: “Tra i fedeli esercita un proprio ufficio liturgico la Schola cantorum o “coro”, il cui compito è quello di:
eseguire a dovere le parti che le sono proprie, secondo i vari generi di canto;
promuovere la partecipazione attiva dei fedeli nel canto (n. 103).
“La Schola cantorum sia collocata in modo da mettere chiaramente in risalto la sua natura: che essa cioè fa parte dell’assemblea dei fedeli e svolge un suo particolare ufficio; ne sia agevolato il compimento del suo ministero liturgico e sia facilitato a ciascuno dei suoi membri la piena partecipazione sacramentale alla Messa”.
Lo stesso documento aggiunge: “E’ opportuno che vi sia un cantore o maestro di coro per dirigere e sostenere il canto del popolo. Anzi, mancando la Schola, è compito del cantore guidare i diversi canti, facendo partecipare il popolo per la parte che gli spetta” (n. 104).
I vescovi italiani, a loro volta, scrivono che, per l’apprendimento dei canti del “Repertorio nazionale” e per la loro corretta esecuzione, è necessaria la presenza attiva di un direttore o, almeno, di un “cantore”, se non di una Schola, che faccia da guida.
5. L’Assemblea e la Schola cantorum nei diversi momenti liturgici
Nella esecuzione dei canti liturgici, Assemblea e Schola cantorum si alternano o cantano insieme, secondo i diversi momenti liturgici. Riassumiamo a questo riguardo le indicazioni date dai “Principi e Norme per l’uso del Messale Romano” (MR 47-90).
INGRESSO (Introito): il canto d’ingresso dà inizio alla celebrazione, favorisce l’unione dei fedeli e li introduce nel mistero che viene celebrato in quella domenica o festa o tempo liturgico.
Cantano: CORO o Assemblea (Coro solo o con l’Assemblea o alternandosi) (MR 47-48).
ATTO PENITENZIALE: tutti i fedeli implorano la misericordia di Dio
Cantano: CORO e Assemblea (alternandosi o insieme) (MR 52).
GLORIA: non può essere sostituito da altri canti
Cantano: CORO e Assemblea (alternandosi o insieme) o il Coro da solo (MR 53).
SALMO RESPONSORIALE: quello indicato dal Lezionario, non un altro
Cantano il ritornello: prima il solista, poi Assemblea.
Canta il Salmo: il solista (MR 61).
ALLELUIA (in Quaresima: canto di acclamazione).
Cantano: CORO e Assemblea (insieme oppure prima il coro e poi l’Assemblea)
Il versetto viene cantato da un solista o dal coro (MR 62-64).
Nelle Messe solenni si può ripetere l’Alleluia anche alla fine della proclamazione del Vangelo.
CREDO: la professione di fede va fatta da tutta l’Assemblea
Cantano: CORO e Assemblea (alternandosi o insieme) (MR 68).
OFFERTORIO o presentazione dei doni
Cantano: CORO o Assemblea (alternandosi) (MR 74).
SANTO: non può essere sostituito da altri canti
Cantano: Assemblea, oppure CORO e Assemblea (alternandosi o insieme) (MR 79 b).
MISTERO DELLA FEDE
Cantano: CORO e Assemblea (insieme)
DOSSOLOGIA: alla fine della preghiera eucaristica
Cantano: CORO e Assemblea (insieme) (MR 79 h).
PADRE NOSTRO: quello insegnatoci da Gesù, senza variazioni!
Cantano: CORO e Assemblea (insieme) (MR 41 e 81)
SEGNO DELLA PACE: il canto che accompagna il segno della pace e la “frazione del pane” è l’“Agnello di Dio” che toglie il peccato del mondo e “dona a noi la pace”. Ogni altro canto rischia di essere fuorviante.
AGNELLO DI DIO (durante la “frazione del pane”):
Cantano: CORO (o solista) e Assemblea (che risponde) (MR 83)
ALLA COMUNIONE: il canto esprime la fede nell’Eucaristia, la lode, la gioia, l’unione.
Cantano durante la Comunione: il CORO (eventual. l’Assemblea canta il ritornello) (MR 86)
Cantano alla fine della Comunione: CORO e Assemblea (MR 88)
CANTO FINALE, dopo la benedizione e il congedo
Cantano: CORO o l’Assemblea (MR 90 c).
6. Alcune indicazioni per l’esecuzione dei canti
«L’Assemblea è tenuta ad intervenire soprattutto per il canto del “Santo”, delle acclamazioni, del dialogo, dei ritornelli, del “Padre nostro” e del “Credo”. Ma la partecipazione dei fedeli deve diventare la più larga possibile anche con il canto del salmo responsoriale e dei canti processionali» (Comm. CEI, Il canto nelle celebrazioni liturgiche, 1979, n. 3.).
E’ bene che il CORO, sia quando canta con l’Assemblea, sia quando canta da solo, canti a più voci, in forma polifonica, per quanto gli è possibile.
E’ necessario che il CORO, per favorire la partecipazione attiva dell’Assemblea, scelga dei canti (o dei ritornelli) che l’Assemblea è in grado di eseguire, evitando, ad esempio, melodie di altri contesti culturali, difficili da apprendere o da gustare, o con frequenti cambi di tonalità, o con ritmi troppo veloci, o con un tempo troppo sincopato, ecc.
Per la scelta dei canti, si attinga al repertorio nazionale o regionale. Per quanto riguarda, invece, i repertori di canti a contenuto “religioso” per ragazzi o per gruppi giovanili, ci sono alcuni canti che non sono adatti all’assemblea liturgica (o per il testo, o per il ritmo, ecc.), anche se vanno bene per gli incontri di festa dei ragazzi o dei giovani.
I canti scelti per la celebrazione liturgica devono essere in piena sintonia con il tempo liturgico, con Liturgia della Parola del giorno e con il momento della celebrazione, in cui vengono eseguiti (ad es., alla Comunione non si fa un canto… in onore della B.V.Maria!).
Il maestro del CORO (o l’animatore dell’Assemblea o l’organista) stia attento a non dare ai canti dei ritmi sbagliati (troppo veloci o troppo lenti); per questo si confronti con dei Maestri più esperti o verifichi, se è indicato, il “ritmo” assegnato al canto dal compositore.
L’organista dia la nota “giusta” (come è indicata dai libri di accompagnamento “ufficiali”) al celebrante che deve dare il saluto cantato o intonare il Gloria o il Prefazio o la dossologia o il Padre nostro. L’Alleluia non si deve cantare con una tonalità troppo bassa!
La durata dei canti d’ingresso, dell’offertorio e della comunione sia contenuta entro il tempo necessario allo svolgimento del rito corrispondente, per non prolungare il tempo della celebrazione o, all’opposto, per non creare un silenzio “imbarazzante”, nel momento sbagliato.
Per aiutare l’Assemblea a pregare, si rispettino i momenti di silenzio (soprattutto prima di iniziare la S. Messa, dopo l’omelia e dopo la comunione) (cf. MR n. 45).
7. L’uso degli strumenti musicali
I documenti del Magistero ecclesiale danno delle indicazioni anche riguardo agli strumenti musicali che devono accompagnare il canto liturgico o eseguire musica nel corso della celebrazione. Il Concilio Vat. II a questo riguardo stabilisce: “Si abbia in grande onore l'organo a canne, strumento musicale tradizionale, il cui suono è in grado di aggiungere un notevole splendore alle cerimonie della Chiesa, e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle cose celesti” (SC 120).
“Altri strumenti, poi, si possono ammettere nel culto divino, a giudizio e con il consenso della competente autorità ecclesiastica territoriale, … purché siano adatti all'uso sacro o vi si possano adattare, convengano alla dignità del tempio e favoriscano veramente l'edificazione dei fedeli” (SC 120).
I “Principi e norme per l’uso del Messale Romano” stabiliscono: “L’organo e gli altri strumenti musicali legittimamente ammessi, siano collocati in luogo adatto, in modo da poter essere di appoggio sia alla schola sia al popolo che canta e, se vengono suonati da soli, possano essere facilmente ascoltati da tutti” (MR 313).faccia tutto il possibile per accompagnare i canti liturgici con l’organo o l’armonium o una tastiera (organo elettronico) e non solo con la chitarra; quest’ultima sia in buone condizioni!Vescovi italiani, in una nota del 1983 circa l’uso del Messale Romano, avvertono che “la musica registrata, sia strumentale che vocale, non può essere usata durante la celebrazione liturgica, ma solo fuori di essa per la preparazione dell’assemblea” (n. 13).
DOCUMENTI ECCLESIALI SUL CANTO LITURGICO
Concilio Ecumenico Vaticano II, Sacrosanctum Concilium, nn. 30, 112-121.
Congregazione per il Culto Divino, Principi e norme per l’uso del Messale Romano (Institutio Generalis Missalis Romani = MR), 2000. Cf. in particolare i nn. 39-41 (Importanza del canto), nn. 46-90 (Le singole parti della Messa), nn. 312-313 (Il posto della “schola cantorum” e degli strumenti musicali).
Benedetto XVI, Sacramentum Caritatis, Esortazione Apostolica sull’Eucaristia (2006); cf. in particolare il n. 42 (Il canto liturgico).
Commissione Episcopale della CEI per la liturgia, Repertorio nazionale di canti per la liturgia (2000). Oltre all’Indice dei canti, è importante la Premessa (ECEI 6/2521-2536).
Commissione Episcopale della CEI per la liturgia, Il canto nelle celebrazioni liturgiche e il repertorio-base a carattere nazionale (1979) (ECEI 6/2590-2600).