In Primo Piano

Inizia la Visita Pastorale   

Questionario Preparatorio alla Visita Pastorale

Ogni giorno, in ogni luogo e in ogni tempo, Dio agisce per il suo popolo

 

Con una celebrazione eucaristica – «manifestazione visibile dell’unità della Chiesa locale: sacerdoti, parroci, diaconi, consacrati e consacrate, seminaristi, fedeli laici e laiche, uniti intorno all’altare in comunione con il Vescovo» – monsignor Antonio Di Donna ha dato solenne inizio la sera del 3 febbraio in Cattedrale alla sua prima Visita pastorale nella diocesi di Acerra. Pubblichiamo l’omelia integrale del Vescovo.
 
 
Un saluto cordiale a tutti voi: sacerdoti, in particolare i parroci; diaconi, consacrati e consacrate; fedeli laici e laiche, convenuti per celebrare l’Eucarestia presieduta dal Vescovo nel solenne inizio della Visita Pastorale, che è una delle forme collaudate dall’esperienza dei secoli attraverso cui il Vescovo mantiene contatti personali con il presbiterio e con gli altri membri del Popolo di Dio. Un’occasione per ravvivare le energie degli operai evangelici: lodarli, incoraggiarli, consolarli. Ma anche per richiamare i fedeli al rinnovamento della vita cristiana e ad un’azione apostolica più intensa.
La Visita Pastorale consente al Vescovo di valutare l’efficienza delle strutture, degli strumenti destinati al servizio pastorale, rendendosi conto delle circostanze e delle difficoltà del lavoro di evangelizzazione, per poter determinare meglio le priorità e i mezzi della pastorale. La Chiesa chiede ad ogni Vescovo, almeno ogni cinque anni, di visitare il suo popolo, andare di parrocchia in parrocchia, risiedervi e stare con fratelli. E Andiamo a visitare i fratelli è il titolo che ho scelto.
Saluto nella persona dei Sindaci tutte le Istituzioni del territorio della Diocesi di Acerra. La partecipazione non è simbolica: chiederemo ad Autorità civili e militari di ogni Città di aiutarci a leggere il territorio, mentalità, usi e costumi, bellezze, povertà e devianze. Il Vescovo viene a visitare – comune per comune, città per città, parrocchia per parrocchia – e prende contatti con il suo popolo.
 
 
Un’occasione per capire l’oggi di Dio e scuoterci dal torpore
 
 
La Parola di Dio di questa quarta domenica del tempo ordinario ci illumina e dispone a vivere bene questo momento di grazia. Il Vangelo di Luca – siamo ancora ai primi passi del ministero – riporta quasi un discorso programmatico di Gesù, attraverso il quale Dio ha visitato il suo popolo, e lo riassume nelle parole di domenica scorsa: «Lo Spirito del Signore è sopra di me, mi ha mandato ad annunziare ai poveri un lieto messaggio». E stasera, dopo aver chiuso il rotolo del Libro di Isaia, lo conclude con un brevissimo commento, l’omelia più breve della storia per qualcuno: «Oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete ascoltato con le vostre orecchie».
Nella prima lettura, una suggestiva e stupenda pagina descrive la chiamata del profeta Geremia «fin dal grembo materno», ed è bello ricordarlo oggi, prima domenica di febbraio, dedicata dalla Chiesa italiana al grande tema della promozione e della difesa della vita: dall’inizio, nel grembo materno; alla fine, al momento della morte.
Geremia è il modello di profeta che parla in nome di Dio, e qualche volta non vorrebbe farlo perché per quella parola subisce persecuzione e derisione: «Non parlerò più in suo nome», poi però aggiunge: «Ma io sento dentro di me un fuoco divorante, non posso non parlare di Lui, non posso non annunciare la sua Parola». Ne conosciamo il destino: «Nessuno è profeta in patria».
 
Gesù, la Parola di Dio fatta carne, subisce la stessa sorte: è rifiutato a casa sua, a Nazareth, dove lo conoscono bene e si oppongono alla «pretesa» del «figlio di Maria e del carpentiere Giuseppe» di «essere il Messia, la rivelazione di Dio». I concittadini di Gesù hanno un’immagine di Dio fondata soprattutto sui miracoli, ai quali sottomettono la fede, rifiutando Dio che non si manifesta secondo il proprio volere. Nazareth è immagine dei nostri rifiuti: diciamo di conoscere Gesù, crediamo e professiamo la fede in Lui, celebriamo i suoi Sacramenti, la sua Parola, ma poi pure tra noi «nessuno è profeta in patria». Anche Gesù ha dovuto combattere più con i pregiudizi e i preconcetti dei farisei, dei suoi concittadini, che non con i peccati di pubblicani e prostitute. Uno stereotipo è più duro a morire che non forse un peccato, anche grave.
 
 
Lettera al popolo di Dio per la Visita PastoraleCompito della Chiesa è allora da sempre continuare l’opera e la missione di Gesù, la sua profezia, annunciare la Parola a un popolo che si adagia, si assesta in una religiosità spesso magica, superstiziosa, in ogni caso che non scomoda, non mette in crisi e inquieta come dovrebbe essere. Questa è la profezia, e nel Battesimo siamo tutti profeti: anche noi dovremmo capire l’oggi di Dio, perché la Chiesa non è un museo: vescovi, preti e operatori pastorali non sono custodi di un museo. Qualcuno lo vorrebbe – semplicemente una veneranda tradizione del passato – ma mi dispiace deludere questi signori: noi non siamo custodi di un museo, bensì annunciatori di una tradizione vivente oggi.
Compito della Chiesa è discernere qui e oggi l’azione di Dio, capire gli ostacoli e soprattutto le occasioni che il presente offre nelle nostre comunità e nei nostri paesi – Acerra, Arienzo, Casalnuovo, Cervino, San Felice a Cancello, Santa Maria a Vico – e annunciare il Vangelo all’uomo del nostro tempo. La Visita Pastorale è un tempo di grazia per farlo.
Il Vescovo è il soggetto principale della Visita, porta la responsabilità del popolo che gli è stato affidato: è per lui un’occasione per conoscerlo meglio. Ma è un’occasione anche per il parroco, per fare il punto della situazione. Un’occasione formidabile per tutta la comunità dei fedeli, per verificare e discernere il cammino che si sta facendo. Un momento di inquietudine per scuoterci dal torpore, andare avanti e crescere nella fede. La Visita Pastorale è un’occasione per risvegliare la fede nelle nostre comunità parrocchiali, fare discernimento e misurare lo stato di salute della diocesi di Acerra, delle nostre Città, fare il punto della situazione e programmare le tappe ulteriori. Lo faremo alla luce degli Orientamenti Pastorali che ho consegnato alla Diocesi cinque anni fa dal titolo Riscaldare il cuore: sono passati nella vita ordinaria delle nostre parrocchie? E prima ancora: è passato il Concilio Vaticano II? Il rinnovamento della catechesi, liturgia e carità? Per questo, la saggezza della Chiesa ha fissato la Visita Pastorale nei Sacri Canoni, come obbligo per il Vescovo: visitare periodicamente il suo popolo, un’occasione che il grande sant’Alfonso, patrono della Diocesi, usava spesso nel governo pastorale di vescovo di Sant’Agata De’ Goti.
 
 
Nella Lettera Pastorale – piccola, leggibile in mezz’ora – che vi sarà consegnata alla fine della Messa, troverete spunti per la verifica sullo stato di salute delle nostre Comunità. Leggetela, soprattutto quando la comunità parrocchiale si dovrà preparare alla visita del Vescovo.
 
 
Anima della Visita è la Carità pastorale
 
Nella seconda lettura, dal capitolo 13 della Lettera ai Corinzi, Paolo ci offre la pagina meravigliosa dell’Inno alla Carità: «Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli … e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna … la carità è benigna … la carità perdona … Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!», conclude Paolo.
 
Preghiera per la Visita PastoraleLa fede e la speranza finiranno, perché nel Regno vedremo Dio faccia a faccia, a tu per tu, mentre rimane per sempre la carità. Che non è l’elemosina! Paolo usa una parola greca molto importante: àgape, cioè l’amore di Dio per noi peccatori, l’amore dei lontani, dei poveri, di quelli che non hanno nessun merito per essere amati, che ami e basta. Sarebbe forse il caso di ripristinarla anche nel nostro linguaggio ordinario, che nei secoli ne ha modificato il significato!
Questa è l’anima della Visita: la carità pastorale. La Visita Pastorale del Vescovo è un segno, una pallida immagine di quella grande Visita, con la “V” maiuscola, per mezzo della quale il Pastore Sommo, l’unico Vescovo delle nostre anime, il Signore Gesù, ha visitato e redento il suo popolo.
Preghiamo e viviamo così la Visita Pastorale, che non è un’ispezione, un fatto burocratico, il Vescovo è padre e pastore, anche se rimane, dal greco, «colui che sta sopra», una sentinella che vigila, ed eventualmente corregge, per il bene del suo popolo.
E’ un evento di Grazia, un’occasione: da più di cinque anni in mezzo a voi, non ho contato le volte che sono venuto nelle parrocchie, non avrei bisogno di per sé della Visita Pastorale, ma la voglio fare a prescindere dal Diritto Canonico, perché mi permette di incontravi, vedervi, parlarvi, stare con voi diversi giorni della settimana a fare il parroco, come il Cristo Pastore che va a visitare i fratelli. Chiediamo protezione ai nostri Patroni, in particolare al grande sant’Alfonso, che ha fatto delle visite pastorali uno strumento importante del suo governo quando era vescovo a Sant’Agata de’ Goti, e soprattutto alla Vergine Maria, che il santo vescovo chiamava «bella mia speranza», e ancora ai santi Cuono e Figlio, protettori di Acerra, e agli altri Patroni delle Città della Diocesi.
Il Signore ci accompagni e benedica i passi che stiamo per iniziare in questo tempo.
 
 
 
Cattedrale di Acerra, 3 febbraio 2019
 
 
Antonio Di Donna
vescovo