Commento al vangelo della III domenica di Quaresima – Anno A “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto”.

La narrazione del vangelo di questa domenica è una delle tre catechesi fondamentali che

venivano fatte ai catecumeni in prossimità del loro battesimo che avrebbero ricevuto di lì a poco nella

notte della Veglia pasquale. Il cammino iniziatico si intensificava in quaresima e le catechesi che

venivano fatte ai catecumeni erano tutte incentrate sui temi classici del catecumenato che assumevano

una forte potenza simbolica nell’amministrazione del battesimo: l’acqua, la luce e la vita. Ovviamente

acqua e luce sono alla base della vita, senza di esse nessuna vita è possibile. Allo stesso modo il

catecumeno veniva iniziato alla fede in Cristo, Acqua viva, Luce del mondo e Vita eterna. La terza,

la quarta e la quinta domenica di quaresima avevano al loro centro queste tre catechesi fondamentali

e il vangelo di Giovanni (capp. 4, 9 e 11) ci aiuta, attraverso la narrazione dell’incontro al pozzo di

Gesù con la Samaritana, la guarigione del cieco nato e la risurrezione di Lazzaro ad incontrarci con

Gesù, acqua viva, luce del mondo e vita eterna, a credere in Lui, redentore del mondo.

Il primo di questi tre brani, oggetto del vangelo di questa terza domenica di quaresima, ci

narra (con qualche aggiunta successiva ad una prima redazione del testo) l’incontro al pozzo di

Giacobbe in un’ora insolita tra Gesù è, udite udite, una donna, sola e samaritana. Più difficile

interpretare e cogliere nelle pieghe del dialogo tra Gesù e questa donna cosa realmente questa donna

avrà inizialmente capito delle parole di questo straniero giudeo che, senza vergogna, attacca bottone

chiedendole da bere e proponendosi di dissetarla con un “acqua viva” che toglie ogni sete.

Il testo non ci tranquillizza: questa donna non coltiva quel momento tipico della socialità

femminile del suo tempo che è recarsi insieme al pozzo di primo mattino per approvvigionare la

famiglia dell’acqua necessaria per la giornata; questa donna ha, dunque, qualche problema con le

altre; questa donna ha qualche problema legato alla sua relazionalità con l’altro sesso avendo avuto

ben cinque mariti; Gesù è solo, i discepoli si sono recati in città per comprare del cibo; Gesù

scandalizza i suoi che al ritorno lo trovano a parlare solo con una donna sola.

Non penso sia molto difficile capire che l’incontro tra Gesù e questa donna si gioca tutto sulla

capacità di Gesù di incontrare questa donna nel suo bisogno e di intercettare le sue reali esigenze.

Gesù non ha paura di essere frainteso, di scandalizzare, di passare ai suoi occhi, agli occhi dei suoi

discepoli e, in definitiva, di tutti come un molestatore. Il suo unico obiettivo è quello di far

comprendere a questa donna che egli e lì per lei, non ha nessuna intenzione di approfittare delle sue

debolezze e non cerca nulla per sé. La sua presenza nella vita della Samaritana ha un unico scopo,

servire il suo bisogno di essere amata in modo del tutto gratuito, anche a costo della vita, senza

attendersi nulla in cambio.

Gesù tutto questo lo ha realizzato aiutando la Samaritana a riconciliarsi con il suo passato, con

le sue debolezze, con la sua fragilità di donna ferita, usata e, probabilmente, mai compresa. Le ha

narrato tutto quello che ha fatto, non perché essa non lo conosceva, ma perché la narrazione che ella

fino a quel momento aveva fatto di sé stessa risentiva della sua rabbia verso sé stessa e verso gli altri,

una narrazione non dettata dall’amore. Gesù le ha narrato la sua vita in un modo del tutto diverso, non

stravolgendo o cambiando i fatti (quelli sono oggettivi), ma offrendole una prospettiva nuova,

gettando sulla sua vita una luce diversa, una luce che solo l’amore può offrire.

Acerra, 14 marzo 2020

Don Luca